
Il cinema vive ed è sempre stato in un ambiente di intersezione con le altre arti, in molti casi proprio gli stessi registi sono artisti provenienti da altre forme di espressione artistica. Infatti, esiste una gran quantità di pittori, musicisti, teatranti, e non solo, che si sono cimentatati nel mondo cinematografico.
Molti artisti vivono la loro esperienza indipendentemente dal linguaggio, in altre parole dal mezzo che utilizzano per esprimersi manifestando da sempre interesse o per lo meno curiosità, nei confronti delle nuove possibilità e spesso usano le diverse forme artistiche e quindi la settima: il cinema, e l’ottava: l’animazione, come mezzi di espressione senza accettare vincoli da tecniche di realizzazione o da linguaggi artistici.
La ricerca accomuna tutti questi artisti, lo spirito di voler creare sempre qualcosa di diverso, di rinascere, provare nuove esperienze, esprimersi in un modo particolare il più innovativo possibile all’interno di un processo artistico - culturale in costante crescita, con la speranza di trovare un nuovo linguaggio per esprimere al meglio una teoria o un qualcosa di se stessi attraverso l’arte.
Il sistema delle relazioni tra il cinema e le altre arti è molto complicato ed ognuna di esse richiederebbe una trattazione specifica. Prendendo in considerazione il legame con l’architettura, per esempio, possiamo trovare alcune tracce di essa nell’ambito delle scenografie cinematografiche; lo spazio architettonico comprende un proprio linguaggio di significati, con un’esistenza autonoma dotata di senso proprio, indipendente dall’uso che ne viene fatto dal regista. In un film come American Beauty (1999) di Sam Mendes lo spazio architettonico ha un ruolo centrale per sottolineare certi aspetti della storia e dei personaggi, così come nel passato in Metropolis (1926) di Fritz Lang viene mostrato il rapporto tra la città e il lavoro.
Come avviene con l’architettura così è per la musica all’interno di un film, essa può esprimere una sensazione, rilevare certi momenti della narrazione, da essa sono nati inoltre diversi generi cinematografici, dal musical ai più recenti videoclip. Fin dalle avanguardie la musica ha avuto un ruolo fondamentale, molti artisti di cui parleremo erano in stretto rapporto con essa ancora prima che entrasse nella pellicola. La musica determinò diverse scelte formali e ritmiche e il suo rapporto fu spesso al centro delle divergenze o delle convergenze dei vari autori.
Anche il fumetto è in strettissimo contatto col cinema in quanto arte e tecnica di rappresentazione visiva, dall’animazione a disegni animati al cinema dal vero assume un ruolo rilevante: grandi registi come Fellini in Giulietta degli spiriti (1965) o Resnais per L’anno scorso a marienbad (1961) si sono ispirati a personaggi e tecniche del mondo dei fumetti. Il cinema e il fumetto nascono praticamente insieme e in breve tempo finiscono con l’influenzarsi a vicenda soprattutto nell’ambito del cartoon americano partendo dai casi di Winsor Mccay ed Emile Cohl prima, e di Walt Disney successivamente inventore di personaggi del grande schermo, ma anche dell’immaginario fumettistico come con Micky Mouse o Paperino intramontabili eroi delle due arti. Anche il popolare personaggio delle comic stripes Braccio di Ferro (versione originale Popeye the Sailor) passa, nella metà degli anni trenta, al disegno animato di Max e Dave Fleischer come antidivo grottesco e violento rispetto ai personaggi poetici e fiabeschi del cinema di Disney. Andando in direzione inversa, il cinema “dal vero” prende spunto da personaggi e storie del mondo dei fumetti, basti pensare a personaggi come Batman, disegnato da Bob Kane, nell’omonimo film di Tim Burton o nel telefilm kitsch degli anni sessanta interpretato da Adam West, oppure l’Uomo Ragno, portato per l’ennesima volta sul grande schermo nel 2000 e nel 2002 da Sam Raimi, e lo stesso discorso si potrebbe fare per personaggi quali Dylan Dog, Dick Tracy e molti altri.
Anche il rapporto col teatro è molto in voga come nel caso di Dogville (2003) di Lars Von Trier in cui lo spazio è legato fortemente a quello del teatro di posa, ma senza scenografie: sono presenti mobili, costumi, rumori d’ambiente ma non ci sono ambienti veri e propri o strade, alberi, pareti. In questo film diviso nel tempo da un prologo e da nove capitoli secondo una caratteristica della letteratura si può notare la fusione tra cinema teatro e letteratura. E ancora, il rapporto che c’è tra la danza nel cinema indiano, per non parlare nel musical. Gli esempi ancora una volta sono molteplici, troppi per non dimenticarne una gran parte.
Per quanto riguarda il cinema e la pittura è il caso di proferire un discorso a parte essendo un tema attraverso il quale si è arrivati a un certo tipo di cinema nato attraverso le avanguardie ma non solo. Da qualche tempo si sono prodotti e girati film documentari con il tema centrale della pittura, basti pensare a film come Van Gogh (1948) di A.Resnais, o il più recente Cezanne (1990) di Straub e Huillet. Parallelamente sono stati realizzati anche numerosi film sulla vita dei pittori, che miravano ad analizzare la loro condizione artistica nella società, come il recente film sulla vita di Jackson Pollock nel film omonimo Pollock (2000) di Ed Harris dove è evidenziata la psicologia comportamentale del protagonista, i suoi rapporti con gli artisti, con gli impresari dell’arte e il suo lavoro astratto fuori dal mondo, fatto di macchie, linee e sgocciolamenti. Queste arti si sono spesso fuse tra loro, citate, contaminate, un esempio di stile espressionista è apportato alla scenografia ne Il gabinetto del dottor Caligari (1919) di Robert Wiene. Nel caso di Barry Lindon (1975), del regista Stanley Kubrik, la contaminazione con la storia dell’arte pittorica è utilizzata sia nello spazio diegetico, appartenente al racconto, sia attraverso i quadri appesi alle pareti a rappresentare determinate condizioni dei personaggi o probabili anticipazioni sul racconto, ma soprattutto questo film è da analizzare tramite un filtro pittorico sull’ottica del colore e sulle luci delle immagini e in rapporto con il loro trasformarsi di pari passo rispetto all’evolversi del personaggio e del periodo storico, secondo un processo che segue lo sviluppo delle varie correnti pittoriche. Esistono, inoltre, film storici, ricchi di citazioni architettoniche, di costumi, di arredi presi da un immaginario pittorico del periodo di ambientazione di tale film e ancora, il legame vastissimo delle citazioni del cinema nei confronti della pittura, come quelle della pittura veneziana ne Il Casanova (1969) di Federico Fellini; frequenti le citazioni pittoriche in Mamma Roma (1962) o in Teorema (1968) di Pierpaolo Pasolini.
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