
Abbiamo deciso di fare un piccolo passo indietro per capire come e perché nasce questo festival e insieme spiegare le ragioni che ci spingono a scriverne per far conoscere un po’di più iniziative che, come questa, fanno bene al nostro panorama culturale.
La prima edizione del Torino Film Festival porta la data del 1982. Sembra ieri, sono già trascorsi 27 anni. Nonostante il tempo sia passato, il Festival non invecchia mantenendo intatta la sua linea culturale, che ha fatto si che questo festival non somigli a nessun’altro: ricerca, rinnovamento, attenzione per le nuove realtà.
Ben lontano da lustrini, paillettes e tappeti rossi che ora inondano anche il festival del cinema di Roma, inizialmente nato con ben altre intenzioni, il festival torinese sembra resistere a tutto questo e si volta con interesse a quello di cui un festival del cinema dovrebbe occuparsi: nuove e vecchie realtà cinematografiche.
E allora spazio a retrospettive (quest’anno dedicate a Nicholas Ray e Nagisa Oshima), ai giovani con Onde (una sezione per dare la possibilità a nuovi filmmaker di far conoscere le proprie sperimentazioni), ai documentari, una forma cinematografica che trova oggi largo interesse da parte anche di registi consolidati e a cui il festival ha deciso, in collaborazione col canale satellitare Cult del gruppo Fox Channels Italy, di dedicare un premio. E poi spazio ai corti italiani e piemontesi e ovviamente alla sezione principale della manifestazione, il concorso internazionale lungometraggi.
Fin dai suoi esordi il festival ha voluto e ha mantenuto una attenzione nei confronti dei giovani ( il festival inizialmente portava appunto il nome di Festival Internazionale dei Giovani), del cinema indipendente, ma anche dei problemi della realtà quotidiana. Basti ricordare il premio Cipputi dato, dal 1995, al miglior film sul mondo del lavoro, una realtà italiana, ma non solo, spesso dimenticata dalla cultura ufficiale e dai media e che invece in questo festival trova spazio e voce.
Nato da un’idea nel 1981 dell’allora assessore alla cultura di Torino Fiorenzo Alfieri, con la collaborazione di Gianni Rondolino e Ansano Giannarelli il festival ha mantenuta da sempre alto il suo livello culturale. Non a caso l’idea fu poi sviluppata da una Associazione privata formata da un gruppo di intellettuali torinesi come Francesco De Bartolomeis, Claudio Gorlier, Marco Vallora e presieduta da Gianni Vattimo.
Il festival voleva distinguersi da tutti gli altri, non voleva essere un luogo di incontro degli addetti ai lavori o di star, che si mostrano sulla passerella d’onore e offrono un magro contributo al reale sviluppo di manifestazioni come questa. Il Festival voleva essere un luogo di incontro e scambio culturale in una città come Torino, che per la cultura ha sempre avuto un occhio di riguardo. Possiamo dire che ci sta riuscendo, e si sta mantenendo su ottimi livelli. Speriamo solo che continui così.
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